Cattelan: Saluti da Rimini

Ancora pochi giorni per poter “ammirare” le cartoline che hanno scioccato i riminesi.

Il 30 settembre finirà la campagna pubblicitaria “Saluti da Rimini”, realizzata da Maurizio Cattelan, e tanto voluta dal sindaco Andrea Gnassi (è – sempre – colpa di Gnassi come recita l’omonima pagina di Facebook).

saluti da Rimini Teatro Galli

Otto cartoline che –  nella volontà – vogliono mettere a nudo simbolismi, contraddizioni, mitologie e realtà di Rimini.

Ho avuto tre mesi per guardarle ad ogni angolo di Rimini: dal centro storico fino al mare.

Le ho trovate ironiche e graffianti. . . ma molto ancorate al passato!
A quella Rimini leggendaria degli anni Sessanta/Settanta, periodo che l’ha incoronata ‘divertificio’ d’Italia, con molti turisti provenienti dal nord Europa (i tanto amati tedeschi).
Se l’obiettivo era rilanciare il turismo svecchiando Rimini. . . l’biettivo è stato completamente mancato!

Si potevano prendere scene del passato, ma ancorate alla cultura, di felliniana memoria con i cammelli, le donnine velate, gli amori consumati!

E se proprio non si voleva tornare così indietro giocare con le amate farfalle di Tonino Guerra non sarebbe stato altrettanto ironico?
. . . Forse un po’ azzardato visto che per lo scrittore romagnolo rappresentavano dapprima il pranzo – durante la prigionia nella II guerra mondiale – e poi la libertà!

E poi c’era davvero bisogno di posizionare le cartoline davanti i principali monumenti della città?

Il ponte di Tiberio: 2mila anni andati in fumo con l’uomo seduto su una poltrona e coperto da tagliatelle.
L’arco di Augusto nascosto nell’angolo destro dalla felice signorina (che poi che avrà da ridere?) che beve pipì.
Il Castello dei Malatesta coperto da una gabbia di salcicce . . .  

saluti da Rimini castello malatesta

Quando l’innovazione non ha rispetto per la storia!

Antonietta

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