Francoforte aeroporto: cronaca di un volo che non “s’addoveva prendere”

Ti è mai capitato di prendere un aereo al volo?

Indovina un po’???   A me si!

Tieniti forte e immergiti nella lettura di questo post dal contenuto altamente tragicomico.

Würzburg: l’andata.

Dopo un paio di anni che non prendevo un aereo (e vivevo benissimo, sperimentando modalità di trasporto slow, come quando sono andata in Polonia) a Novembre – per lavoro – sono salita su un volo Lufthansa.   Da Bologna a Francoforte, con destinazione finale Würzburg, in alta Baviera (se mai te lo stessi chiedendo!).

Con me, altri sei compagni di viaggio.

Per raggiungere Würzburg da Francoforte, il nostro itinerario di viaggio/lavoro prevedeva di prendere un autobus Flixbus.

Che figata! – ho pensato.   Ne ho sempre sentito parlare, soprattutto perché hanno il wi fi gratuito e le prese per poter ricaricare i dispositivi mobili.

Image and video hosting by TinyPic

Ho subito cambiato idea!   Perché si, Flixbus l’ho preso, ma con un’ora e un quarto di ritardo!

Alla faccia della puntualità e funzionalità del sistema Germania.

Würzburg: il ritorno.

Ventiquattro ore prima del volo di ritorno.

Ti tralascio, il resoconto di cosa ho fatto in due giorni di lavoro a Würzburg e vado al sodo.

Il volo di ritorno era prenotato per le 8:40 da Francoforte a Bologna.   Ancora una volta con la compagnia Lufthansa.

Da brava italiana all’estero per lavoro, come mi suggerisce la mail della compagnia aerea, 24 ore prima della partenza faccio il check in on line.   Il posto che mi viene assegnato è il 22 F.  

Image and video hosting by TinyPic

Ancora una volta finestrino!   Che goduria per una aerofoba.

In più prenotiamo – prima dell’ultima cena in Germania – due taxi che dal Best Western, che ci ha ospitato per 3 notti, ci accompagneranno alla fermata dell’autobus. 

Il giorno della partenza.

Le sveglie (non sia mai che per qualche diabolico motivo la prima non suoni) sono puntate alle 4 e alle 4.05.
Image and video hosting by TinyPic

Alle 4.30, il taxi prenotato la sera prima è fuori all’hotel per portarci alla stazione di Würzburg, dove alle 5 – minuto prima, minuto dopo – saremmo dovuti salire sul Flixbus per raggiungere alle 7.30 la fermata Francoforte aeroporto.

Uff, in un’ora di pausa, ho tutto il tempo per raggiungere i controlli, fare la pipì (perché si sa che nel bagno dell’aereo si nasconde un mostro che quando tiri lo scarico  ti risucchia l’intestino!) e soprattutto per la colazione . . . che se non mangio sono inavvicinabile!

Ma (e si c’è sempre un ma o un mai una gioia) alle 4.45 Flixbus con un simpatico messaggino ci notifica i suoi 15 minuti di ritardo.

Dai ce la facciamo. . . sacrificherò la pipì in aeroporto!

Alla mezz’ora di ritardo – questa volta non notificato – a qualcuno comincia a salire l’ansia.   L’ansioso corre verso i taxi per chiedere il costo di un viaggio Würzburg – Francoforte. 

€ 50 a persona (e ti passa la paura, mia nonna mi ha suggerito da Foggia) . . . sempre meglio di prenotare un nuovo volo.

Immagina la scena: siamo in 7 e abbiamo 2 minuti per decidere.

Al minuto 1 e 59 secondi, i taxisti decidono per noi e se ne vanno.

Image and video hosting by TinyPic

. . . e adesso che si fa?   L’ansia comincia a diffondersi.

Chiamiamo la compagnia dei taxi. Avete un taxi per sette? Siamo alla fermata di Flixbus in stazione. Ah, in due minuti siete qui.

Nel frattempo, con un’ora di ritardo, arriva Flixbus!

Che si fa?   L’ansia si è diffusa come un virus.

Richiamiamo la compagnia di taxi.   Dove siete? State arrivando?

No, non veniamo. Non abbiamo a disposizione un taxi per 7.

Dirlo prima no???

La scelta è obbligata.   Saliamo sull’autobus.

Su Flixbus: da Würzburg a Francoforte.

Sull’autobus, allo strenuo delle speranze, decido di dare una sbirciata al sito di Lufthansa per il cambio volo.  

Con soli € 375 posso prendere il volo delle 12.00 . . . E chi glielo dice al mio capo?

In quei minuti ho anche pensato di fare un ritorno Germania – Italia prendendo tutti i Flixbus possibili a € 5.   O ancora di lanciarmi dal finestrino del secondo piano.

A interrompere i miei pensieri suicidi è stato un angelo che ha avuto l’idea più brillante della mattinata: Scendiamo a Francoforte stazione (primo bus stop) e con il taxi cerchiamo di raggiungere l’aeroporto.

All’annuncio dell’autista, Stiamo per raggiungere la stazione, i 7 italiani erano già pronti allo sprint per uscire dalle porte per primi.  

Qualche piegamento per riscaldare le ossa prima della corsa finale.

Apertura delle porte e via di corsa verso i taxi.   Non conosco il tedesco, quindi seguo i miei sei compagni.

Francoforte, gli attimi finali.

8.10 (solo mezz’ora alla partenza del volo).
Dobbiamo arrivare all’aeroporto nel minor tempo possibilequalcuno urla in tedesco all’autista, salendo sul taxi.

Ho pensato di morire su quella che sembrava la circonvallazione di Francoforte.

Il nostro taxista (sant’uomo!) sorpassando un’auto e un’altra ancora, ci ha chiesto con che compagnia avremmo volato (volesse il cielo, ancora mia nonna mi parlava da Foggia!). 

Alle 8.18 ci lascia all’esterno del Terminal 1 dell’aeroporto di Francoforte lato lettera B, da dove – a suo avviso – partono normalmente i voli Lufthansa.

Un minuto per pagare – euro alla mano già pronti – e prendere le valigie.   Via di corsa nell’aeroporto di Francoforte seguendo le indicazioni per il settore B.

Sono le  8.21, comincio a infilarmi sotto le corde del passaggio obbligatorio per i controlli – non ho tempo di girarci in tondo!

Vedendomi arrivare l’operatore aeroportuale mi grida: Nooooo, qui è business, i controlli economy sono più avanti!

Non ho avuto tempo, altrimenti gli avrei chiesto: Ho la faccia da economy?

Di corsa, gli ultimi 100 metri e di nuovo passaggio sotto le corde (in realtà, mi stavo alleando per le gare di limbo estivo che proporrò a tutta la clientela teutonica del 2018).

Image and video hosting by TinyPic

Non posso! Non ho il coraggio di dire alle cinquanta persone in fila che devo superarli perché sto per perdere il volo e per giunta non per causa mia!  

Non voglio ascoltare per l’ennesima volta il commento ITALIANI!

Lo fa uno dei miei compagni, al posto mio, spiegando l’emergenza in un tedesco perfetto.   Tant’è che il primo in fila essendo inglese non capisce una mazza, ma ci fa passare lo stesso.   A te va il mio grazie per la fiducia!

Sul nastro lascio (o meglio lancio) la valigia – senza toglierci i liquidi – il giubbotto e la sciarpa.   A pochissimi minuti dal volo vado allo scanner, ancora intenzionata a voler salire su quell’aereo.

L’uomo della security mi chiede: Parli inglese o tedesco?
Inglese (si fa per dire)

Nel frattempo nella mia testa sale il coro: Chamma mov o no. Chamma mov si o no?

Metti i piedi sui disegni e alza le braccia. Girati. Vieni di fianco a me e aspettiamo lo scan.

In un tempo lunghissimo nel quale avrei potuto fare un salto, farne un altro, fare una giravolta e farla un’altra volta, alla fine mi dice: Puoi andare.

Image and video hosting by TinyPic

Questa volta è la donna della security a fermarmi.   Togliti le scarpe.   Fammi vedere i piedi.   Passo le scarpe sul rullo per i controlli, le puoi ritirare più avanti.

La valigia è ferma vicina alla seconda donna, una vichinga, della security che prima di aprirla, si guarda attorno, scambia due chiacchiere con un collega e nonostante io le sia davanti da un po’ chiede di chi sia la valigia.

Procede al controllo antidroga.   Negativo.

Hai dei liquidi? – mi chiede.

Si, quello delle lenti a contatto.

Faccio per mettere le mani nella valigia per mostrarglielo e mi grida contro: No faccio io.

Lì, “un vat u pij n gul”, l’ho pensato, ma non l’ho detto.

Allo strenuo delle forze di una vana ricerca all’interno di un borsone che avrà pesato al massimo due chili, mi dice di andare.

In quel momento ho pensato: Cooooooome mi stai facendo perdere un aereo per farmi dei controlli che se mi spogliavo nuda facevo prima e poi???????

Guardo l’impavido compagno di viaggio alla mia destra che era riuscito a passare i controlli in maniera più fluida e gli chiedo: Proviamo a vedere se siamo ancora in tempo per imbarcarci?

Image and video hosting by TinyPic

I nostri compagni alle spalle, ci incitano: Si andate e ditegli, che altri due stanno arrivando.

Ore 8.35 (solo una botta di culo ci poteva aiutare!). Ultime energie in corpo per la corsa al gate, che ringraziando il cielo era vicino ai controlli di sicurezza.

Bologna – grida la hostess vedendoci arrivare.

Si, stanno arrivando altri due – l’ultimo filo di voce in gola.

No potete passare solo voi. Decidete o fuori o dentro. – ci intima la hostess.

Dentro, cazzo! Assolutamente.

Miss Niro – grida la hostess mentre avevo ripreso la mia corsa – il suo ticket!

Lo prendo e via con la mia corsa. Davanti a me tre vie. Mi giro e grido: Per quale direzione?

La hostess di rimando mi grida in spagnolo: E’ un’unica via!

Mah, a me non pare! Ci vedrò triplo!   Prendo quella dritto per dritto e alla fine del lungo e buio tunnel, vedo la luce d’ingresso dell’aereo e il sorriso della hostess che mi rassicura: Sei giusto in tempo!

Sull’aereo (non poteva mica finire così).

Mi dirigo al mio posto.   Ti ricordi te l’avevo detto su in cima, da check in avevo il posto 22 F.

Il mio posto è occupato da un uomo.   Ci mostriamo più volte il biglietto. Lui il cartaceo, io quello sul mio cellulare.

Alla fine cedo e gli dico di starsene seduto, visto che già lo è, avrei chiesto allo steward.

Mentre sono intenta a mettere il mio giubbotto nella cappelliera, mi rivolgo allo steward dicendogli di avere un problema.

Lui mi si avvicina, mi sorride e mi dice: Sono l’uomo che risolve i problemi. Mi infila il giubbotto nella cappelliera e se ne va.

Resto nel corridoio guardandolo allontanarsi e sussurrando – forse a me stessa: No il giubbotto non era il mio problema!

Alla fine mi siedo ad cazzum. Con calma, mentre il mio cervello realizza che sono sull’aereo e fa sudare il mio corpo – come succede all’inizio di ogni volo – apro il ticket che mi aveva dato la hostess al gate e leggo nuovo posto a sedere 16 F.

Scusaaaaaa Lufthansa ma come cazzo sei messa, all’ultimo mi cambi il posto?

Image and video hosting by TinyPic

Poco più di un’ora e finalmente sono a Bologna.

Dai, dimmi che non sono l’unica ad avere vissuto momenti surreali di viaggio?

 Raccontami la tua disavventura!

travel365- vota qui

5 thoughts on “Francoforte aeroporto: cronaca di un volo che non “s’addoveva prendere”

  • 1 dicembre 2017 at 22:54
    Permalink

    Io il volo l’ho proprio perso! Partenza da Bergen con la neve, volo in super ritardo, arrivo ad Amsterdam dove avrei dovuto prendere l’ultima coincidenza del giorno per Torino, corro come una matta tra controllo passaporti, valigia, liquidi e chi più ne ha più ne metta… Quando arrivo finalmente al gate l’hostess stava chiudendo la porta e non mi ha più fatta passare. Così ho passato la notte in un hotel vicino all’aeroporto con vista sulle piste

    Reply
    • 1 dicembre 2017 at 23:21
      Permalink

      Con tutte le corse che avrai fatto anche tu mi puoi capire benissimo!

      Io ho avuto un culo pazzesco. Di sette solo in 2 siamo riusciti a tornare col volo prenotato

      Reply
  • 2 dicembre 2017 at 9:43
    Permalink

    Dove cavolo hai trovato una tizia in corsa verso i controlli di sicurezza, praticamente uguale a te….stessi capelli Tonia!!! Il viaggio di ritorno (della speranza) in Italia, sarà stato pure un incubo, ma hai scelto immagini davvero perfette: insomma, la mente è rimasta lucida!
    Tu non puoi capire quanto ho riso, adesso ho anche mal di stomaco (chiedi la frase giusta a nonna, giù a Bari, per questa situazione), nonostante mi renda conto che in un caso simile penso morirei. Se non per la paura di perdere il volo, morirei per la corsa.
    La cosa che mi sembra assurda, in tutto ciò, è la mancata organizzazione… proprio in Germania. In pratica, ho viaggiato con Flixbus in Italia, anche su tratte lunghe e, pensa, sono persino arrivati in anticipo, sempre! In Germania fanno di questi scherzetti? Su un bus che deve arrivare al terminal, poi?
    E vogliamo parlare della compagnia di taxi, quella del sette posti, che se non foste saliti sul bus, stareste ancora aspettando? A me ste cose mandano il sangue al cervello. Non fosse altro per il modo in cui noi italiani veniamo derisi e denigrati, quando invece certi servizi funzionano eccome!
    Tolta la nota polemica, ti giuro Tonia, è stato troppo divertente, ma non farlo mai più. Sto pensando ancora alla faccia ‘del capo’, nel caso disgraziato in cui ti avesse dovuto cambiare biglietto…
    PS: no, tu non hai la faccia da economy e si, in occasione della Notte Rosa, verrò a vedere se gli allenamenti di limbo hanno dato buoni frutti!
    Baci
    Claudia B.

    Reply
    • 2 dicembre 2017 at 10:25
      Permalink

      Pensavi mi fossi tolta di torno rimanendo in Germania? E invece sono qui pronta per il prossimo meeting 🙂

      Cmq nonna ti avrebbe detto qualcosa sul mangiare, che quando mangi devi fare solo quello. 😉

      Reply
  • 2 dicembre 2017 at 22:51
    Permalink

    Scusa ma mi devo riposare! Leggendo questo post e immedesimandomi in te mi sono stancato, ho il cuore che mi batte a mille per l’ansia e la corsa. Articolo travolgente

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*