Polonia slow. Come raggiungerla in autobus dall’Italia

Ti devo fare una confessione: ho una paura tremenda di volare!

A spaventarmi non sono le fasi di decollo e atterraggio, anzi mi piacciono quelle sensazioni di stacco da terra e lo scendere controllato.
Non mi piace stare delle ore – sia pure una – senza il terreno sotto i piedi.

Prima di una partenza in aereo, comincio a sognare (se sogni si possono chiamare!) le più eclatanti tragedie: pilota psicopatico che tenta il suicido, schianto contro un edificio, ammaraggio.

Così, se posso cerco sempre un mezzo alternativo.

Il mio preferito? (Solo per la psiche, non per la mia ultra-trentenne schiena)
L’autobus.

Mi dico viaggiando slow, posso ammirare al meglio il paesaggio che mi circonda!
. . . si – lo so – è una cagata pazzesca!

e-una-cagata-pazzesca-fantozzi
Giusto per rimanere in tema con il viaggio ad est!

Ma voglio condividere con te, il mio viaggio in autobus in Polonia.

Sono partita il 30 dicembre e ritornata il 07 gennaio con due compagnie differenti: Agat all’andata e Sinbad al ritorno.
E non è stata la mia prima esperienza, ma la quarta.

Quattro viaggi in autobus moltiplicato per andata e ritorno, fanno 8 corse (ironica come parola!).

Ventiquattro ore tra Italia, Slovenia, Austria, Germania e Polonia.

Ti dicevo due compagnie differenti, ma con una caratteristica in comune: sugli autokary si parla solo polacco, o se sei fortunato un membro dell’equipe ti parlerà in inglese.

Lo avevo dimenticato!
Ma, il Pilot (che in pratica è uno steward) me lo ha subito ricordato al momento del controllo del biglietto.

Parte 1: l’andata con Agat Bus, Italia – Polonia

Immaginami al terminal degli autobus, eccitata per la partenza.

Mi avvicino all’uomo con i baffi (ci hai mai fatto caso che in Polonia, gli uomini oltre i 50 anni hanno quasi tutti i baffi?) con un sorriso smagliante e quasi cinguettando gli rivolgo un “Buongiorno”.

agat bus
Lo vedi in secondo piano l’uomo coi baffi? Non mentivo! 😛

La sua risposta è stato un “Dzień Dobry”.

Doh! (mi sono sentita Homer Simpson). Va bene, ho afferrato il concetto!

E’ seguito un “Tam i zostawić bagaż”. Che tradotto vuol dire “Vai dagli altri baffuti e lasciagli il bagaglio, loro penseranno al resto!”

A bordo sono stata accolta da un lungo benvenuto – credo! – con qualche specifica circa il viaggio – forse!.

Ed eccola tornare quella strana sensazione: essere straniero nel proprio Paese.

Ma, non conoscere il polacco ha i suoi vantaggi.
Il migliore?
Cominciare  a parlare con qualche altro passeggero.

Il mio approccio è sempre lo stesso Mi scusi parla italiano?

E quando la risposta è un Si (quasi sempre, perché alla fine si tratta di polacchi che lavorano in Italia e un minimo di lingua la conoscono!) il mio corpo comincia una danza interna e nel mio cervello parte un coro di Alleluja.

alleluja

Nel viaggio ‘Italia – Polonia’, la mia traduttrice è stata Paula, un’arzilla signora in pensione che saltuariamente lavora in Italia negli hotel.
E’ salita a Bologna – per mia fortuna – e sarebbe scesa a 
Częstochowa, una città Poco prima, dopo Łódź, la mia fermata.
Scusaaaaa, poco prima o dopo???
Macchisene, sono a cavallo!

Seguimi, perché al cambio dell’autobus prendiamo lo stesso – ha aggiunto poco dopo.

Paula mi ha tradotto le comunicazioni più importanti del Pilot: ci fermiamo all’autogrill per tot minuti, adesso ci fermiamo solo per il rifornimento di benzina, è il momento del thé gratis, è ora di cambiare autobus.

Mi ha anche svegliato alle 6 del mattino per farmi ammirare le luminarie di Katowice.
Che amore!

Comunque grazie a Paula sono arrivata a destinazione senza quella sensazione di Panic.

Parte 2: il ritorno con Sinbad Bus, Polonia – Italia 

Ti faccio una piccola premessa: il viaggio di ritorno è stato un tantino più complicato.

Rimetti in moto il tuo cervello e immaginami nuovamente al terminal degli autobus, questa volta a Łódź, in compagnia di Piotr.

Mi avvicino alla Pilot – una ragazza sulla 30ina come me – le porgo il biglietto e le dico “Dzień Dobry”, d’altronde siamo in Polonia.

Lo guarda, lo riguarda e mi chiede qualcosa in polacco.
Panico!
Piotrrrrrr, che ha detto?
Vuole sapere quando hai comprato il biglietto.
Yesterday, la mia risposta.
Wczoraj, la sua affermazione!
Beh si, ci siamo intese io non parlo polacco e tu non parli inglese, ma per lo meno lo capisci!

sinbad bus biglietto
Domanda successiva: bla, bla bla bagaż.
Sgomento sul mio viso. Il mio traduttore nel frattempo si era distratto o addormentato o aveva il cervello congelato. Non saprei con sicurezza!
Silenzio.
Jeden, dwa bagaż, la Pilot ci riprova.
Ah ho capito!
One, la mia risposta, ho solo una valigia!

Scrive qualcosa sulla sua cartellina, e mi invita a mettere il bagaglio al suo posto.
Peccato che lo stessi mettendo nella cuccetta del secondo autista che stava per iniziare il suo sonnellino.

Dopo l’impasse iniziale  mi accomodo al mio posto.
Il mio vicino parlava in inglese. Fortuna!

sinbad bus
Stima per l’uomo in t-shirt verde. Tutti coi maglioni, lui a mezze maniche!

Dopo poco più di due ore arriviamo al confine con la Polonia, dove a detta del polacco anglofone sarei dovuta salire sull’autobus per l’Italia dopo mezz’ora.

Era stato ottimista! Di ore ne ho aspettate 2.
Al freddo e gelo, senza una protezione. Un unico baretto; un gazebo di cellophane, strabordante di persone.

Per lo meno alla fermata Włochy ho scambiato quattro chiacchiere . . . prima di cominciare ad avere le allucinazioni: ero in una sala ambulatoria con i medici pronti ad amputarmi entrambi i piedi congelati.

Mi ha riportato alla realtà un uomo italiano in stato di Panic più di me!
Anche lui non proferiva una parola di polacco, nonostante fosse da 10 anni sposato con una donna di Danzica e avesse un figlio bilingue.
Non sono messa così male, mi sono detta!

A bordo è andata meglio. Il caldo dell’autobus mi ha fatto dimenticare la scampata morte.
Il mio vicino si è dimostrato davvero molto gentile, nonostante gli abbia versato sui pantaloni un po’ del mio thè caldo (che sull’autobus Sinbad non è gratis, ma costa 2 Złoty).

Si è meritato il ruolo di traduttore, fino a Rimini – la nostra meta comune.

E a te, è mai capitato di fare lunghi viaggi con mezzi alternativi agli aerei?
Sono curiosa di conoscere i particolari dei tuoi viaggi slow. 

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