Il Buon Vivere romagnolo in tavola: vino, grano e ciambella

In Romagna il Buon Vivere è anche in tavola! . . . e se ve lo dice una che scrive in un blog che si chiama “Forchetta & Valigia” c’è da crederle 😉

Ci sono delle rarità alimentari che – in questa terra dalle origini contadine – sorprendono.

Oggi voglio parlarvi del  Gentil Rosso, del Centesimino e della Ciambella senza buco.

No, non è una barzelletta dove ci sono tre stupidi tizi (normalmente un francese, un tedesco e un italiano), ma si tratta di una popolazione antica di grano molto diffusa in Emilia Romagna già dal 1800, di un vitigno chiamato comunemente Savignon Rosso, e del dolce romagnolo per eccellenza!

A svelarmi la storia dei primi due (non sono diventata onnisciente improvvisamente!) è stata Lucia della Cantina San Biagio Vecchio, che si affaccia sull’antica Torre di Oriolo dei Fichi e sulla pianura fino al mare.

Cantina San Biagio Vecchio - Faenza

Lucia è la moglie di Andrea che nel 2004 è  subentrato nella conduzione del podere a don Antonio.
Mentre Andrea fa il vino rivivendo i suoi momenti di bambino, soprattutto la cura e il sostegno della famiglia, Lucia si interessa del grano.

Il Gentil Rosso

Dal 2010, il Gentil Rosso viene seminato alla fine di ottobre nel podere Terbato, senza l’utilizzo di alcun diserbo né trattamento chimico poiché tutti i terreni dell’azienda agricola sono certificati biologici.

A piena maturazione la spiga tendente al rosso arriva ad un’altezza di oltre 160 cm.
 

I grani di Gentil Rosso sono macinati a pietra, questo fa si che non si ottengano mai farine di tipo 00. Al loro interno è presente il germe del grano, la parte più nobile del chicco, ricca di nutrienti.

Lucia con questa farina ci fa il pane e questa è la sua ricetta

Pane di Gentil Rosso

Gli ingredienti

  • 150 g pasta madre rinfrescata
  • 300 ml di acqua tiepida
  • un cucchiaino di miele di acacia
  • 500 g farina Gentil Rosso tipo 1 oppure tipo 2

La preparazione

Aggiungi il cucchiaino di miele nei 300 ml di acqua.
Sciogli la pasta madre nell’acqua dolcificata e aggiungi piano piano la farina, impastando molto delicatamente.
Appena l’impasto è omogeneo riponilo in una ciotola leggermente unta di olio e lascialo riposare circa 5 ore a temperatura ambiente.
Dopo la prima lievitazione esegui 2 giri di pieghe e forma la pagnotta che riporrai nel cestino per la seconda lievitazione di circa 40 minuti.
Nel frattempo accendi il forno statico alla temperatura massima (circa 250°) con dentro un pentolino pieno d’acqua.
Trascorsi circa 40 minuti rovescia la pagnotta dal cestino sulla placca rovente del forno, fai dei tagli e inforna per 15 minuti con il pentolino.
Poi togli il pentolino dell’acqua, abbassa la temperatura a 200° e fai cuocere per altri 30 minuti.

La storia del Centesimino

Pietro Pianori, soprannominato Centesimino per via della sua nota avarizia riscoprì e diffuse – attorno al 1940 – nel suo podere di Terbato queste viti prelevate da una pianta scampata alla fillossera per la sua privilegiata posizione entro le mura di una settecentesca residenza nobiliare di Faenza.
 
Dopo oltre 30 anni di assenza, nel maggio del 2015 Andrea ha rimpiantato 4000 viti di Centesimino.
 
Il vino ottenuto dalle uve di Centesimino è secco, dotato di una sottile freschezza dalla giusta tannicità, netta, ma mai aggressiva.  
E’ un vino sottilmente speziato e dal delicato retrogusto amarognolo tale da lasciare il palato pulito. 
 
Podere San Biagio Vecchio-faenza

Il Piccolo Forno di Daniele Marziali

. . . e poi c’è lui che la farina la impasta, c’è Daniele Marziali – un fornaio anarchico, come ama definirsi!

daniele marziali

Un fornaio anomalo lo definirei io!

Ti stai chiedendo il perché?
 
Un fornaio impasta il pane.
Daniele il pane non lo fa, se non per la sua famiglia. 
Lui impasta i dolci . . . senza essere un pasticciere!
 
Impasta con amore come segnalano i suoi gesti. Va avanti e indietro sul vecchio tavolo di lavoro. Gira la ciambella prima piano e poi sbattendola come se fosse una bella donna!
 
La conosci la ciambella romagnola?
 
E’ quella senza buco, ma lunga come un filone di pane.
Per realizzarla bastano pochi ed economici ingredienti: farina di tipo 0, zucchero, strutto, uova, latte, limone e bicarbonato che assieme al cremor tartaro agisce da lievitante.
ciambella romagnola 

D’altronde la Romagna è una terra di origini povere legate alla cultura del pane e del suo riciclo.

A proposito conosci la ricetta del Bustrengo?
Il Daniele ventenne la prese da un fornaio di Rimini, quello oltre l’Arco di fronte alla chiesa, all’epoca si chiamava Forno Europeo e l’ha lasciata così com’era, fatta solo di pane raffermo macerato nel latte, zucchero, uova, un pochino di strutto, uvetta e mandorle.
 
Le prelibatezze di Daniele  vanno assaporate un po’ per volta alternando un morso a un bacio . . . fino a quando non restano solo i baci! *__*
 
 

 

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