L’alchimia di San Leo: 5 luoghi da vedere

Lo sai che a San Leo – in provincia di Rimini – esiste una vasca dove, leggenda vuole, che si facessero sacrifici umani?

Adesso, se fossi nata nell’epoca dell’inquisizione e fossi stata una strega, un paio di persone da sacrificare per augurarmi una lunga vita in mente c’è le avrei . . . ma siccome vivo nel XXI secolo, ti trasporto lungo l’alchimia di questo paese di pietra.

E ti trasporto sul punto più alto, dove si erge la sua fortezza.


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Si hai ragione, l’entroterra riminese è ricco di rocche e castelli, perché dovresti visitare proprio la fortezza di San Leo?

Se ti facessi un nome?

Cagliostro.

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Eh già, torna la magia!

Alessandro Balsamo (nato un giorno dopo di me, ma ben 250 anni prima)  – noto ai più, come Conte di Cagliostro, nella fortezza di San Leo è stato imprigionato.                  

Lui alchimista, ipnotizzatore, uomo in grado di leggere la mente, accusato di eresia è stato detenuto in ben due celle della fortezza.
La prima, è stata la cella del tesoro, dalla quale lo spostarono perché, troppo umida, gli provocava dei forti dolori.

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La seconda – invece fu quella nella quale morì dopo poco più di quattro anni.            Una cella chiusa, con la porta murata dall’interno, una botola in alto e una feritoia laterale per controllarlo.   Unico contatto con l’esterno una finestra con vista sulle due chiese di San Leo.

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Ti stai chiedendo il perché?

Il potere divino in terra aveva deciso di concedere al Conte di Cagliostro la grazia in attesa della sua redenzione.

Io, invece, mi chiedo il come.   Come Cagliostro abbia potuto sopravvivere in una cella senza parlare con nessuno, senza lettura alcuna, con una sola finestra con sbarre di ferro disallineate che se fissate anche per pochi minuti provocavano un forte mal di testa.

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Ma, mi chiedo anche il perché.   Perché la sua compagna di vita – Lorenza Feliciani , detta Serafina – abbia fatto la spia con la chiesa.
Per salvarsi la vita a sua volta?

Ah, l’amore questo strano sentimento!

Però, se proprio vuoi saperlo, neanche Serafina ha fatto una bella fine. Rinchiusa in un convento, dopo alcuni anni di lei non si sa più nulla.

La fortezza di San Leo nasconde al suo interno luoghi ancora più macabri.   Uno su tutti, la cella di punizione.
Una stanza seminterrata, senza luce e umida dove i prigionieri venivano legati a palle di pietre.

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Il peggio arrivava coi temporali. Con la pioggia, la stanza si riempiva di acqua e i prigionieri venivano lasciati per giorni a “bagnomaria”.

Oggi la stanza delle punizioni ospita alcuni strumenti di tortura, come la gogna.   Alla gogna si veniva imprigionati se solo si veniva sorpresi ubriachi.
Pensa un po’ oggi saremo tutti in punizione!

Ad attirare l’attenzione sono anche la simpatica seduta con spuntoni arrugginiti, il tavolo di stiramento (sul quale mi sdraierei  per qualche centimetro in più) e la gabbia . . .  forse la gabbia era il peggiore degli strumenti di tortura.   
Si veniva imprigionati in aria senza cibo e acqua in balia degli avvoltoi.

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Oltre la fortezza, cosa vedere nel borgo di San Leo

Dalla fortezza, scendendo in città ci sono due chiese, una torre e un palazzo Mediceo da vedere.

Si, scendendo! Perché se non lo sapessi dal centro della città c’è una navetta che ti trasporta alla rocca.   Ma se la perdessi, quattro salite ti aspettano per mettere a dura prova il tuo anno di allenamento fisico.

1.    La Pieve, è la chiesa dedicata alla Madonna Assunta.   E’ il più antico monumento religioso della zona Montefeltro, lo si fa risalire all’anno Mille – l’epoca buia per via dell’annunciata fine del mondo.

Si caratterizza per la pianta a tre navate e l’avere  l’ingresso al lato per via del terreno scosceso.

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2.   La Cattedrale, dedicata al santo patrono – san Leone, la riconosci subito, dai leoni posti all’ingresso della struttura.

Adesso, se devo dirla tutta, più che leoni, i due animali ricordano delle foche. Questo perché gli uomini dell’epoca non avevano mai visto bestie selvagge, ma ne avevano ascoltati i racconti e sulla loro base avevano scolpito.    

Un po’ come era successo con Vasari.   Eh si, Giorgio ha dipinto – 500 anni fa – la presa di San Leo senza, molto probabilmente, esserci mai stato.
Ti chiedi il perché di questa considerazione?
Osserva bene il dipinto e fissa il passaggio del fiume Marecchia.   Per te è corretto?

Da un punto di vista architettonico, la Cattedrale è il frutto di maestranze romanico-lombarde.

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Lo stile romanico lo riconosci all’interno dal ricco apparato decorativo con simboli del cristianesimo primitivo.   Una donna a sinistra a sorreggere un pilatro. Di fronte a lei, un uomo nella sua stessa posizione a simboleggiare gli affanni quotidiani. 

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Ancora, uva a simboleggiare la vita contadina e navi, immagini della vita marinara.

Nella cripta è conservata una reliquia del santo patrono restituita dalla città di Voghiera, dove leggenda dice che i cavalli che trasportavano il cadavere di Leone impennarono e non vollero continuare il cammino verso la Germania voluto dall’imperatore Enrico IV. 
La reliquia è posta sul coperchio del suo sarcofago in pietra.

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3.   Alle spalle della Cattedrale, sulla cima del monte della Guardia sorge la Torre Campanaria. Assieme ad altri edifici costituiva la cosiddetta cittadella vescovile, antica residenza del vescovo di Montefeltro, di cui si dice che il primo fu proprio san Leone. 

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4.   Il Palazzo Mediceo attualmente ospita – oltre all’ufficio turistico – il museo d’Arte Sacra.

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E’ da visitare per scoprire il pagliotto, una lastra – apparentemente di marmo – ma nella realtà di gesso cotto. Intagliato, veniva ricoperto di pasta colorata e poi ricotto.  Si metteva alla base dell’altare.

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Informazioni utili: come raggiungere San Leo.

Arrivi in treno o aereo? Fermati a Rimini e poi prendi l’autobus di Start Romagna numero 160 e 108 e dopo un’ora circa giungerai a destinazione.

Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno su costi dei biglietti e orari di visita puoi consultare la pagina dello IAT.

E tu conosci un posto più magico di San Leo?

Sono tutta orecchi, raccontamelo 🙂

 

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