La Settimana Santa a Siviglia: tra paura e meraviglia

Sgomento che lascia subito il posto alla meraviglia.
Questo è la Settimana Santa di Siviglia.

Sette giorni durante i quali il flamenco viene sostituito dalle musiche delle orchestre che accompagnano le processioni e dalle voci dei bambini.
Bambini che chiedono ai nazareni una caramella e della cera dalle loro candele per fare una grande palla sfidandosi a chi ha la “pelota” più grande.

La Redencion

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho avuto la fortuna di vivere la Settimana Santa durante il progetto Leonardo a Siviglia.
Il mio tutor aziendale, Rafael, al mio arrivo, illustrandomi le festività andaluse, mi aveva preannunciato che in aprile – in concomitanza con la Pasqua – ci sarebbe stata una grande celebrazione cattolica ricca di gente devota e curiosi che si muove per la città bloccandola e rendendo la vita più lenta del solito.

Una festa molto partecipata e imperdibile per chi non l’ha mai vissuta.

San Roque

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era il pomeriggio della domenica delle Palme quando mi imbattei nella prima di sessanta processioni, per sbaglio, tentando di raggiungere un bar (perché a Siviglia ogni ora è buona per bere una fresca canita).

Qualcuno mi spiegò che da lì a poco sarebbe passata una delle processioni pioniere che avrebbero caratterizzato i futuri 7 giorni.

Mi fermai lì, alle spalle della chiesa del Salvador.
Vidi giungere lentamente i primi confratelli. Erano incappucciati. Piano piano si avvicinò una statua rappresentante un Cristo. Dopo altri nazarenos (è il nome dei confratelli in spagnolo). Poi una Vergine. E per finire la banda.

Nei giorni seguenti non persi neanche una processione.
Vivendo in centro credo che ne vidi più di venti.

Capii che la maestosità di quelle processioni era nelle statue: Cristi e Marie

Le statue sono trasportate dai costaleros, ovvero una trentina di giovani che senza vedere il percorso trasportano los pasos.

Vergine Semana Santa Sevilla

La processione della Vergine Macarena

L’apice della celebrazione si ha il giovedì notte con le processioni della madrugada.
Quel giovedì di due anni fa, dovetti prendere una decisione, e scelsi di vederne 2 delle 4 che riuscirono a uscire dalla propria chiesa nonostante le avverse condizioni meteorologiche: los gitanos e i confratelli della Vergine Macarena.

Ricordo le scene – trasmesse dalla locale emittente televisiva – di pianto disperato dei fratelli, la cui hermandada scelse di non dare luogo alla processione per il freddo anomalo e la pioggia, dopo un anno di preparazione.


La processione della confraternita Macarena mi colpì positivamente.
Mi aiutò a notare che dietro ogni particolare della manifestazione c’è una grande forza di volontà dei partecipanti.
La Macarena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I nazareni erano più di mille tra adulti, giovani e bambini.

Diedero vita alla processione uscendo dalla propria chiesa nella tarda serata del giovedì per farci poi rientro nel pomeriggio del venerdì.

La Macarena

Il clima che si respirava era di assoluto rispetto.
Un silenzio assordante per la chiassosa Sevilla rotto solamente da qualche devoto che con l’avvicinarsi della Vergine gridava il suo nome Macarena, invitando gli altri spettatori a rispondere “guapa” (bella).

Caratteristica dell’hermandada della Macarena è l’avere due Cristi.
Il Cristo che apriva la processione era da togliere il fiato. Rappresentava la condanna da parte di Ponzio Pilato ed era seguito da fratelli vestiti da soldati romani.
Rimasi ferma più di due ore nello stesso luogo per vedere tutto il passaggio dei nazarenos, fino alla banda.

La Settimana Santa si conclude la domenica di Pasqua con l’unica processione del Cristo risorto.

Resurecion

 

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